IL FOTOGRAFO CHE HA UCCISO BABBO NATALE
GENESI DI UN
PROGETTO FOTOGRAFICO
Si chiamava Enea ed era un "FOTOGRAFO NON FOTOGRAFO".
Così si presentava alle poche persone con le quali si relazionava e fu proprio questa strana definizione che aveva scelto per raccontarsi che attirò da subito la mia attenzione.
L'ho conosciuto 30 anni fa, quando lui di anni ne aveva già 60.
Erano i 60 anni di una volta, quelli che ti rendevano vecchio, e sotto al loro peso e alle ingiurie della vita camminava leggermente piegato sulla schiena e zoppicando vistosamente alla gamba sinistra, appoggiandosi al suo bastone di legno col pomo intagliato a testa di lupo.
Era molto affezionato a quel bastone.
Credo rappresentasse per lui non soltanto un sostegno ma una sorta di alter ego.
Spesso parlando lo agitava a mezz'aria, quasi a volere dare più forza alle proprie affermazioni e quando parlava da solo, cosa che accadeva spesso, seduto al tavolino del bar teneva quella testa di lupo a livello degli occhi e capivi, vedendolo da lontano, che era con lei in realtà che stava dialogando.
Si sentiva lui stesso un vecchio lupo, solitario, senza un branco a cui far riferimento perché per le sue idee non cercava proseliti.
Troppo strane le pensava Lui stesso.
Enea si alzava ogni mattina prima dell’alba, perché non avrebbe mai rinunciato a vedere nascere un giorno nuovo.
Ho conosciuto Enea 30 anni fa quando aveva 60 anni e l'ho ascoltato parlare di vita e di fotografia per più di 20. All'età di 80 anni l'Alzheimer riuscì a piegarlo definitivamente e nemmeno il suo bastone fu in grado di sorreggerlo alla vita. Anche la sua testa di lupo dovete arrendersi a quel nemico troppo forte.
Poiché viveva solo e non si aveva notizia di parenti stretti fu ricoverato in una struttura per anziani (credo che la sua pensione venisse integrata per renderla confacente con la retta della struttura da contributi del comune) dove trascorse gli ultimi anni della sua vita chiuso in un dignitoso silenzio.
Non parlava più.
Come se nell'ultimo atto di lucidità concessogli la sua mente avesse deciso di rifiutarsi di offenderlo ulteriormente nella dignità attribuendogli parole che non avessero più un senso.
Sì perché Enea quando parlava sapeva farlo in un modo meraviglioso ed ogni parola, ogni pensiero, ogni concetto ti colpiva dritto al cuore e alla testa, costringendoti a pensare.
Questa era la sua forza, di farti pensare.
Perché Enea non ti dava quasi mai risposte.
Enea ti insegnava a farti domande.
E come diceva lui stesso << le persone sono troppo impegnate a cercare le risposte quando invece la cosa più importante è imparare a farsi buone domande, perché una buona domanda è sempre l'inizio di un percorso virtuoso>>.
Enea è morto in una di quelle che vengono chiamate case di riposo all'età di 85 anni. La sua mente non aveva bisogno di riposare, era nata per fare “grandi viaggi” e in quel posto e in quello stato era soltanto prigioniera, ostaggio di un tempo inutile, con il suo bastone con la testa di lupo quasi sempre appoggiato al muro vicino al letto.
Enea è morto in una di quelle che vengono chiamate case di riposo all'età di 85 anni. La sua mente non aveva bisogno di riposare, era nata per fare “grandi viaggi” e in quel posto e in quello stato era soltanto prigioniera, ostaggio di un tempo inutile, con il suo bastone con la testa di lupo quasi sempre appoggiato al muro vicino al letto.
La morte è stata una liberazione per lui.
Il suo corpo uscito da quella prigione ha potuto finalmente riposare in un vecchio cimitero di montagna dove mi diceva sempre di voler essere seppellito e il suo bastone l'ho piantato io stesso, sempre in montagna, sull'Appennino Emiliano in un punto da dove la testa di lupo può ancora guardare ogni mattina l'alba di un nuovo giorno.
E le sue idee sono ancora tutte con me, occasionale e forse indegno custode delle sue ricerche di una vita.
Enea è morto La notte di Natale del 2013.
È davvero una strana coincidenza considerando che parlando di sé, delle sue riflessioni e della originale ricerca che aveva fatto sul mondo della fotografia mi diceva spesso :<< nessuno potrà amare le idee che uccidono Babbo Natale >> e poi sorrideva e faceva seguire un lungo silenzio.
Enea è morto La notte di Natale del 2013.
È davvero una strana coincidenza considerando che parlando di sé, delle sue riflessioni e della originale ricerca che aveva fatto sul mondo della fotografia mi diceva spesso :<< nessuno potrà amare le idee che uccidono Babbo Natale >> e poi sorrideva e faceva seguire un lungo silenzio.
I silenzi sono importanti quanto le parole:
<< Chi vuole farti pensare ti lascerà sempre spazio per i silenzi >> e aggiungeva che anche da questo potevo giudicare le intenzioni di chi stavo ascoltando, perché chi vuole soltanto convincerti parla spesso senza pausa.
Proprio per le ragioni che ho appena scritto ogni Natale, inevitabilmente, penso a lui.
Proprio per le ragioni che ho appena scritto ogni Natale, inevitabilmente, penso a lui.
Cinque anni fa, quando Enea è morto, ho deciso di iniziare un progetto, un percorso, che partendo dalle sue idee e dai suoi studi potesse aiutare gli amanti della Fotografia a sviluppare e potenziare i concetti di Creatività e linguaggio personale.
Era questo che Enea voleva fare.
Enea si interessava del mondo fotografico esplorandolo da prospettive diverse e spesso inaspettate, anche se dopo che Lui te ne parlava ti sembrava tutto cosi logico e semplice. Parlava di “Pensiero Divergente” che voleva tutti potessero potenziare.
Enea parlava di Psicologia, di Filosofia e di Sociologia e su queste tematiche costruiva i suoi Percorsi Fotografici capaci di aprirti la mente a nuovi immaginari.
Ho voluto continuare la sua ricerca e renderla pubblica ed utile a chi cercasse di farsi nuove domande.
Io ho continuato ed approfondito questi suoi concetti integrandoli anche con gli ultimi studi di Neuropsicologia (ed in particolare il Neuroimaging) per capire come il nostro cervello acquisisce conoscenza ed elabora la coscienza di se e del mondo.
I risultati dello studio integrato e incrociato di tutte queste discipline ci porta ad una visione nuova ed inaspettata del mondo della Fotografia.
E’ una visione non facile.
Non è una visione per tutti.
E’ un percorso per esploratori e per persone coraggiose perché come diceva Enea ucciderà Babbo Natale.
E’ però un percorso per “uomini di pace”, sempre come diceva Enea, perché siamo contro ad ogni guerra, anche a quelle “fotografiche”.
Non ci sono idee migliori o peggiori e non ci sono Fotografi giusti o fotografi sbagliati (volutamente non parlo di “bravura” questo concetto non interessava ad Enea e non interessa al nostro Progetto).
Quello che interessa al Progetto è il confronto e il dare una possibilità in più a chi si sentirà di condividere le nostre idee e le nostre conclusioni (che chiamare così è in fondo sbagliato perché non di conclusioni si tratterà ma di un punto di partenza per tanti viaggi personali che ognuno potrà e dovrà fare).
Ma mi sovviene ora che vi devo ancora una spiegazione sulla frase di Enea circa l’uccisione di Babbo Natale:
<< le bugie non fanno sempre del male, anzi, spesso sono proprio delle meravigliose menzogne a rendere più bella la nostra vita. Quella di Babbo Natale ne è l’esempio migliore perché credo che ci accomuni quasi tutti. Chi da piccolo non ha creduto a Babbo Natale e non ha gioito all’arrivo dei suoi doni? E’ stata una bellissima bugia per amore, che ci ha regalato anni felici e tante emozioni. Credo che nessuno rinneghi il piacere di averci creduto. Credo che nel passato di ognuno di noi sia anche un rompicoglioni, spesso un amico o un compagno di giochi più grande, che con fare da saputello ci ha detto che Babbo Natale non esiste!
Tragica verità per quell’età spensierata e che avremmo preferito non sapere!
Tutti quelli che ci avevano mentito lo avevano fatto per regalarci momenti felici ed irripetibili e al rompicoglioni che è venuto a raccontarci la verità non siamo e non saremo di certo mai grati.
Se potessimo scegliere forse, e non soltanto per Babbo Natale, preferiremmo vivere in un mondo di affascinanti bugie.
Forse nella vita spesso lo facciamo. Più o meno consapevolmente.
In Fotografia lo facciamo continuamente.
Ora non saprei dire se è meglio vivere nella illusione o conoscere la realtà.
Quello che sicuramente posso dirti è che nessuno amerà mai colui che viene a raccontarti che Babbo Natale non esiste!
Io sono quello che arriva e ti dice che Babbo Natale non esiste!
Sono quello che ti racconta che la maggior parte delle foto che scatti non sono frutto della tua espressione artistica ma di immaginari che appartengono ad altri e che tu puoi al massimo pensare di condividere.
Io sono quello che uccide Babbo Natale e ti mostro anche le armi con le quali lo faccio.
Nessuno mi amerà per questo>>.
Ed Enea uccise anche ai miei occhi Babbo Natale.
Mi raccontò come lo aveva fatto.
Mi convinse.
Mi aprì gli occhi.
Perché uccidere Babbo Natale? Perché fare finire un sogno?
<< Perché è l’unico modo che conosco per iniziare un percorso nuovo dove la meta non sia il riuscire a scattare belle fotografie ma usare la fotografia per raccontare di noi stessi, per esprimerci al di là di mode, stili, stereotipi e cliché. Perché è l’unico modo che ho trovato per chiederci non cosa possiamo fare con la fotografia ma cosa la fotografia può fare per noi>>.
Per fare questo non occorrono insegnanti o maestri (nessuno può insegnarci chi siamo, cosa pensiamo e cosa vediamo) ma abbiamo bisogno, più semplicemente di buoni allenatori, persone che ci accompagnino in un percorso di conoscenza personale e ci aiutino a fare crescere ciò che è già dentro di noi.
Cinque anni fa ho iniziato questo Progetto di ricerca e perfezionamento di un “METODO” che possa aiutare le persone a scoprire e a coltivare la propria VISIONE FOTOGRAFICA.
Negli ultimi due ho sperimentato il METODO con due gruppi di lavoro formati da appassionati di fotografia.
Ora sono pronto per una fase successiva, il condividerlo con nuovi amici che mi aiutino a migliorarlo ancora.
“ALTRA” è un Progetto open cioè aperto al contributo ed alla condivisione per testarlo e farlo crescere insieme.
ALTRA” è l'occasione per raccontare la storia di enea e delle sue "strane" idee sul mondo della fotografia.
Se volete iscrivervi alla pagina facebook farete parte di questa comunità e lavoreremo insieme.
Ho voluto iniziare con questo post proprio il giorno di Natale, e credo che ne abbiate compreso il motivo.
vi lascio, per ora, con quella formula che Enea aveva scritto durante i suoi studi e che rappresenterà anche l’inizio di questo percorso:
La
Visione Fotografica
Visione Fotografica
di ciascuno di noi (ovvero quello che determina che in quel luogo, in quel momento noi si scatti quella foto e non un’altra) è data dalla somma della
Sensibilità Personale + Emozione del Momento + Intelligenza Fotografica



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